Long Covid: indicazioni ISS per identificare i malati, comprendere la variabilità dei sintomi, favorire un'assistenza multidisciplinare
Data di pubblicazione: 06 Luglio 2021
A distanza di oltre un anno dall’inizio della pandemia, è ormai chiaro che molte persone colpite da Covid-19 sviluppano manifestazioni cliniche che non si esauriscono nelle prime settimane di fase acuta sintomatica, ma possono prolungarsi con sintomi e segni clinici eterogenei, che precludono il ritorno allo stato di salute precedente l’infezione.
Alcuni aspetti di questa condizione, conosciuta come Long Covid, ancora rimangono oscuri: non sono stati ancora completamente definiti i meccanismi mediante i quali l’infezione determina il Long Covid o i motivi per cui solo alcuni pazienti ne soffrono.
Le ultime indicazioni sul Long Covid arrivano dall'Istituto superiore di Sanità con la recente pubblicazione del documento Indicazioni ad interim sui principi di gestione del Long-Covid.
Il report contiene una lunga tabella (vedi tabella 1) che riassume le numerose possibili manifestazioni del Long Covid, suddivise in generali e organo-specifiche. Due paragrafi distinti sono dedicati alle manifestazioni nei bambini e negli anziani.
Recentemente l’Organizzazione mondiale di sanità in un documento riassuntivo afferma che un contagiato su quattro manifesta sintomi persistenti a distanza di 4-5 settimane dal riscontro della positività.
Nonostante la diffusione dell’infezione, solo pochi studi di prevalenza hanno interessato un campione consistente, tra questi il più ampio è stato svolto nel Regno Unito dall’Office for National Statistics su un campione di oltre 20.000 persone. Lo studio ha mostrato una prevalenza dei sintomi oltre le 12 settimane post-infezione del 13%, con una prevalenza 8 volte superiore a quella del gruppo di controllo, un rischio maggiore nelle donne rispetto agli uomini (14,7% vs. 12,7%) e una prevalenza più alta nel gruppo di età 25-34 (18,2%).
L’approccio assistenziale nell’ambito delle cure primarie dovrebbe essere strutturato su almeno tre livelli:
Alcuni aspetti di questa condizione, conosciuta come Long Covid, ancora rimangono oscuri: non sono stati ancora completamente definiti i meccanismi mediante i quali l’infezione determina il Long Covid o i motivi per cui solo alcuni pazienti ne soffrono.
Le ultime indicazioni sul Long Covid arrivano dall'Istituto superiore di Sanità con la recente pubblicazione del documento Indicazioni ad interim sui principi di gestione del Long-Covid.
Definizione di Long Covid
Il report si apre con la definizione di Long Covid che comprende sia la forma sintomatica persistente che la sindrome post-Covid:- Malattia Covid-19 sintomatica persistente. Segni e sintomi attribuibili a Covid-19 di durata compresa tra 4 e 12 settimane dopo l’evento acuto
- Sindrome post-Covid-19. Segni e sintomi che si sono sviluppati durante o dopo un’infezione compatibile con il Covid-19, presenti per più di 12 settimane dopo l’evento acuto e non spiegabili con diagnosi alternative.
Long Covid, come si manifesta
Le manifestazioni cliniche del Long Covid sono molteplici e ad oggi non esiste un consenso sulle loro caratteristiche, possono presentarsi sia singolarmente che in combinazione, essere transitorie o intermittenti, cambiare la loro natura nel tempo oppure essere costanti. Sebbene si considera che più grave è stata la malattia acuta, maggiore può essere l’entità dei sintomi nel tempo, si è tuttavia osservato che il Long Covid si manifesta anche in persone che hanno avuto sintomi lievi nella fase acuta.Il report contiene una lunga tabella (vedi tabella 1) che riassume le numerose possibili manifestazioni del Long Covid, suddivise in generali e organo-specifiche. Due paragrafi distinti sono dedicati alle manifestazioni nei bambini e negli anziani.
Long Covid, quanto è diffuso
Una stima precisa della prevalenza è difficile per la variabilità di sintomi, definizioni e popolazioni studiate. Inoltre non sempre la qualità degli studi è elevata, per mancanza di gruppi di controllo e variabilità delle metodologie impiegate.Recentemente l’Organizzazione mondiale di sanità in un documento riassuntivo afferma che un contagiato su quattro manifesta sintomi persistenti a distanza di 4-5 settimane dal riscontro della positività.
Nonostante la diffusione dell’infezione, solo pochi studi di prevalenza hanno interessato un campione consistente, tra questi il più ampio è stato svolto nel Regno Unito dall’Office for National Statistics su un campione di oltre 20.000 persone. Lo studio ha mostrato una prevalenza dei sintomi oltre le 12 settimane post-infezione del 13%, con una prevalenza 8 volte superiore a quella del gruppo di controllo, un rischio maggiore nelle donne rispetto agli uomini (14,7% vs. 12,7%) e una prevalenza più alta nel gruppo di età 25-34 (18,2%).
Approccio multidisciplinare alla malattia Long Covid
La seconda parte del rapporto fornisce indicazioni generali per la presa in carico dei pazienti Long Covid, in linea con le raccomandazioni fornite dall’Organizzazione mondiale di sanità. Proprio per l'ampia gamma di sintomi e condizioni che la caratterizzano, la valutazione delle persone affette da questa condizione deve essere multidimensionale, comprendere numerosi aspetti clinici, funzionali, cognitivi, psicologici e nutrizionali e fornire un approccio personalizzato e adattato alla varietà delle manifestazioni del singolo paziente.L’approccio assistenziale nell’ambito delle cure primarie dovrebbe essere strutturato su almeno tre livelli:
- Follow-up dei pazienti Long Covid. È molto importante che i pazienti con storia di COVID-19 siano seguiti anche dopo che il tampone diventa negativo
- Valutazione dei pazienti con sintomi sospetti di Long Covid. La valutazione dovrebbe indagare sintomi generali, cognitivi e psicologici, ma anche di tipo socio-sanitario integrato
- Pianificazione del percorso assistenziale. Una volta escluse altre cause, il paziente potrebbe essere incluso in un percorso multidisciplinare che coinvolga anche altri specialisti
- Coinvolgimento e formazione dei pazienti. Appare importante studiare la malattia attraverso le esperienze dirette dei malati e supportarne l’autogestione. Su quest'ultimo aspetto, la linea guida del NICE (National Institute for Health and Care Excellence) offre un'ampia panoramica sul self-management.